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Ψ-07 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

La Steganographia di Tritemio: angeli, spiriti e messaggi nascosti

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La Steganographia di Tritemio, ritenuta un libro di magia demoniaca e messa all'Indice: come i suoi spiriti nascondevano cifrari e chi li ha decifrati.

Nel 1499 una lettera mise in crisi la reputazione di un abate. Tritemio aveva scritto all'amico carmelitano Arnold Bostius descrivendo un'opera in preparazione, capace, a suo dire, di trasmettere pensieri a distanza senza parole né segni visibili. Bostius era morto prima che la lettera arrivasse, e il testo fu letto da altri, che vi videro la promessa di poteri magici. Così nacque la fama inquietante della Steganographia.

Uno scandalo annunciato

Le voci si diffusero rapidamente. Il filosofo francese Charles de Bovelles, che nei primi anni del Cinquecento visitò Sponheim e poté sfogliare il manoscritto, scrisse di avervi trovato invocazioni di spiriti e nomi barbari, e accusò l'autore di magia demoniaca. Tritemio si difese sostenendo che l'opera trattava di segreti naturali, ma preferì non pubblicarla. Lo scritto rimase incompiuto e circolò in copie manoscritte.

La vicenda pesò a lungo sulla memoria di Tritemio. Quando lasciò Sponheim, dopo contrasti con i suoi monaci, la sua fama di negromante era già consolidata, e i racconti popolari gli attribuirono imprese prodigiose, come quella di aver fatto apparire all'imperatore Massimiliano lo spirito della moglie defunta, Maria di Borgogna. Si tratta di leggende, ma mostrano bene l'immagine che si era formata attorno a lui.

Il trucco dei primi due libri

La Steganographia si presenta come un manuale per comunicare con l'aiuto di spiriti, ciascuno con un nome, un rango e un ambito di competenza. Per inviare un messaggio occorrerebbe pronunciare formule rivolte a questi spiriti. In realtà, nei primi due libri le formule stesse sono testi cifrati: contengono istruzioni per nascondere un messaggio in una lettera apparentemente innocua, per esempio prendendo solo alcune lettere di ogni parola.

Il termine steganografia, che Tritemio coniò combinando le parole greche per «coperto» e «scrittura», indica proprio questa pratica: non rendere il messaggio incomprensibile, ma nascondere il fatto stesso che esista. L'apparato angelico funzionava come un ulteriore schermo, e forse come una forma di ironia erudita verso il lettore ingenuo. Nel Seicento lo spagnolo Juan Caramuel y Lobkowitz e altri dotti ne difesero la natura crittografica.

Il mistero del terzo libro

Il terzo libro, più breve e rimasto incompleto, sembrava invece diverso. Contiene tavole di numeri legate ai pianeti e agli spiriti planetari, senza le chiavi che accompagnano i libri precedenti. Per secoli fu considerato la prova che Tritemio praticasse davvero la magia astrale. L'opera fu stampata soltanto nel 1606 a Francoforte e poco dopo fu inserita nell'Indice dei libri proibiti.

Negli anni Novanta del Novecento due studiosi, il germanista Thomas Ernst e il matematico Jim Reeds, dimostrarono in modo indipendente che anche le tabelle del terzo libro nascondono testi cifrati. Una volta applicata la chiave, i numeri restituiscono brevi frasi latine del tutto banali, simili a esercizi. Anche il libro ritenuto più magico si rivelava, almeno in parte, un manuale di crittografia travestito.

La Steganographia occupa un posto unico tra i libri del Rinascimento. Per alcuni lettori fu un grimorio, per altri un enigma, per altri ancora uno scherzo erudito. Oggi appare come una testimonianza di quanto, all'epoca di Tritemio, i confini tra scienza dei segni, magia e arte del segreto fossero sottili e continuamente discussi.